Giudizio critico


Lfarte scultorea di Giancarlo Risso come molti fra gli artisti attenti allfespressione interiore che non alla forma figurativa. Riesce con massima semplificazione della forma ad animare lfopera, dopo con stile realizza ed interpreta lfespressione della testa umana. Lfartista ha ottenuto quella maturità stilistica con una sintesi di purezza assoluta, che ottiene eliminando tutti i particolari sino al raggiungimento del meglio di una espressione umana, lavorando soprattutto attraverso la volumetria e i lineamenti. Egli dona allfosservatore emozione inducendolo alla meditazione riflessiva. Giancarlo Risso è scultore di volti e maschere, ma la sua maestria è arrivata a raccontarci molto di più.

Prof. Carla Marino



Le sue sculture, nate dalla manipolazione delle pietre donate dalla natura, osservano la forma iniziale, plasmati con intarsi che spaziano dalla figura al motivo surreale. Lfartista lascia ampia libertà alla sua fantasia, formulando originali creazioni che evidenziano la sua energia creativa, frutto di una originale ricerca.

Prof. Mariarosaria Belgiovine

(scrittrice e critico dfarte)

(Oscar dellfarte ? Montecarlo, 25 settembre 2004)



LfItalia è un Paese stracolmo di intelligenza e arte che non ci viene mostrata mai dalla televisione. Giancarlo Risso è un testimone prezioso che dovremo conoscere tutti.

Giulietto Chiesa

(giornalista)

(Parole fra continenti, 4° mostra internazionale del libro Nord-Sud, Centro incontri Provincia CN)



Ed anche quella perniciosa e non di rado letale fra cultura e politica, fra spettacolo e politica (questfiltima si rivela sempre di più come una generazione del primo). Qui si incontrano le opere dello scultore Giancarlo Risso felicemente accostate alle opere di Michel Pellegrino, anchfegli fedele adepto degli incanti delle rocce e delle pietre dfOccitania. Risulta evidente come lfarte, nella fattispecie lfarte contemporanea, rivendichi e forse ritrovi la sua parte. Non è che un preludio, un sommesso annuncio di episodi a venire o forsfanche già accaduti nel segreto di laboratorio poco frequentati o segnati sulle carte con tuttfaltri nomi il che darebbe non poco da riflettere se non vi fossero, qui ed ora, argomenti di maggior urgenza. A volersi accostare alle opere, ed ancor più sl modo di operare di Risso, occorre imboccare fin da principio due differenti cammini di lettura, che in non pochi punti convergono. Uno che colga in tutta la sua pienezza, se questo è possibile, il senso dellfelezione dei materiale, lfaltro che badi ai richiami dichiarati tanto dallfartista quanto ancor più dalle opere. Lfelezione dei materiali, vale a dire lfincontro fatale, sia detto senza enfasi, con rocce, pietre e metalli di origine altamente localizzata (Vermenagna e Vermenera, mentre per il doverosamente citato prima Michel Pellegrino si tratta di pietra della Bisimauda). Sosteneva uno scrittore che si è artisti con quello che si trova; aggiungiamo che fra il cercare, il trovare e lfessere chiunque in forma di artista i rapporti non sono poi così ovvii e meriterebbero più di un supplemento di indagine. Risso ha trovato le pietre o ha obbedito al richiamo di una loro storia intima, della loro favola segreta. Ci pare una domanda abbastanza bella, almeno al punto tale di non volerla rovinare con delle risposte. Qui la mano passa al lettore, allo spettatore, al testimone comunque lo si voglia chiamare. Quanto ai richiami, e qui si tratta di indicazioni di estetica e pi poetica più che di suggestioni casuali,più che di ascendenze druidiche o celtiche, ormai buone soprattutto per fine settimana e festicciole sedicenti esoteriche, parlerei ? ma pare lo facciano già le prove offerte da Risso ? dellfirriducibile acosmico dellfanima occitana, del suo rifiuto del mondo e del tempo così come li impongono le concezioni dominanti, a tutto favore di una vita tutta inventata. Si arriverebbe forse in tale maniera al cuore delle poetiche e delle estetiche di Linguadoca o Languedoc che dir si voglia: lfelemento feerico dormiente o forsfanche in agguato dentro quello carnale, o propriamente materico che si risveglia, trasmutando il corso della vita e del respiro.

Riccardo Cavallo

(critico dfarte)


Dalla pietra levigata dal tempo alle forma scolpito con sapiente maestria, con il suo modo geniale di seguire le naturali forme riesce a far loro assumere forme poetiche. Per noi non è semplice immaginare e creare figure dalla nuda pietra, ma Giancarlo Risso crea le sue opere senza modificare il naturale disegno delle pietre utilizzate. Il suo studio inizia con la ricerca di rocce già con particolari formazioni e linee nei corsi dfacqua della Valle Vermenagna. Questo suo modo di ricercare ed esaminare la nuda pietra gli permette di realizzare non solo stupende figure mitologiche ma anche una serie di opere che evidenziano il suo genio artistico. Le sue opere sono un ampio esempio dellfestro creativo di un artista del nostro tempo, il quale nellfera digitale, con lfaiuto del martello e scalpello, ci dona forme e linee che si lasciano ammirare ed evidenziano la sua particolare tecnica creativa.

UR


Artisti Contemporanei

L'arte di "GIAN" nelle pietredelle nostre valli.

(Articolo di Ivo Vigna per "Il Maira")

Esiste un mondo tutto da scoprire, è il mondo dell'artista occitano G.Carlo Risso che nel suo laboratorio di Robilante da una decina di anni a questa parte sperimenta scultura in pietra. In realtà fin dall'ottocento i suoi avi si occupavano di scultura del legno e Gian dall'età di tredici anni affilava già le sgorbie sulla mola ad acqua, per incidere a bassorilievo i suoi "Soli delle Alpi" nel "Mersu" o nella "Servaya". Oggi a distanza di Quarant'anni nel suo negozio d'antiquariato tra oggetti d'altri tempi, trovano spazio le sue opere in pietra, terra ed acciaio. Stele Celtica, Eolo, Croce Occitana, Elios, I tre Falciatori, esplosione Cosmica, sono solo alcuni dei titoli con i quali G.carlo ha "Battezzato" i suoi sassi. Va a cercarli nei greti dei fiumi e con gli occhi di un bambino curioso che scopre un tesoro, ne "legge" il colore, le venature, le forme e la consistenza. Piu di una volta nel cercare di spostarli si è fatto male alla schiena. Sì perche scolpire e "gestire" la pietra non è facile. Innanzi tutto bisogna saper scegliere la materia, occorre molta forza nelle mani enei polsi per brandire la mazzetta e sferrare i colpi di scalpello. Ogni volta che devi muovere le sculture, significa spostare quintali di materia. Sarà per questo che gli artisti della pietra sono veramente pochi! Risso Predilige i sassi del Vermenagna, del Vermenera, del Roya, del Maira ma anche quelli del Basimauda. Se li porta in laboratorio, cerca in essi l'ispirazione e inizia a scalpellare, il più delle volte senza disegno preparatorio. Egli è legato alla sua terra, alla sua montagna e da essa ha tratto gli elementi etnico culturali veri ispiratori della sua opera. I mascheroni sono temi cari all'architettura montana medioevale, le "tètes coupés" sono un retaggio pagano di superstizione ma anche di fierezza dei popoli celto-liguri che usavano appendere le teste mozzate dei nemici agli architravi delle case, usanza trasformata dal cristianesimo e fatta propria nelle sculture dei portali delle chiese. Nelle teste e nei mascheroni di Gian vi è una sapienza antica proiettata nel cosmo. Quando la pietra si incontra con l'acciaio o quando un disco "litico" assume le giuste trasparenze dopo una sapiente levigatura, la sua dura materia si trasforma quasi in acqua, ci si può spacchiare, viaggiare virtualmente, magari un po' turbati dal messaggio magico-ancestrale che inevitabilmente percepiamo. Nel suo "Ulisse", un mascherone barbuto dall'espressione sognante, Risso si immedesima, ha la stessa sete di scoprire nuovi luoghi e fantastiche dimensioni poetiche. E' la sua opera preferita, la stessa che ha pubblicato sulla copertina dle CD-ROM, raccolta virtuale delle sue opere.

Gian è un autentico sognatore che appena può esce dalle sue terre e porta le sue "poesie in pietra" alle manifestazioni più svariate. in queste, giocando, riesce addirittura ad insegnare ai bambini a trasformar la più dura delle materie in messaggi d'arte di una cultura antichissima, di fede, nei presepi e nelle maternità; di pace e amore in opere di grande impatto emotivo quale "Auschwitz", esposta a Boves nel 2003 in occasione della visita di sua Ecc. il Presidente Ciampi.

"Giancarlo scolpisce la sua anima" Vittorio Sgarbi

Critici d'Arte


Cavallo Riccardo
Mariarosa Belgiovine
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Tesio Cinzia
Tavella Antonella
Chiesa Giulietto
Vittorio Sgarbi

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